07/12/06


Le labbra tue
morbidi cuscini
su cui
la lingua mia
non desidera
mai
addormentarsi

03/12/06

OCCHI

In fila e ultima di un mondo su ruote mi perdo nello sguardo di quell' occhio rosso accecato da un Ulisse tecnologico...ed attendo!
Attendo che l'infiammazione passi, che il polifemico occhio recuperi il suo colore naturale e che possa finalmente spalancarsi verde su questo universo in fila. Attendo e mi perdo! Come narcotizzata dall'attesa vedo ciò che in uno stato di veglia osa sfuggirmi: vedo davanti a me un paio di occhi dallo sguardo orientale.
Muovo l'attenzione verso il lato opposto della strada e vedo arrivare infilate una dietro all'altra, come perle di una lunghissima collana, coppie di occhi: occhi spalancati dallo stupore, occhi socchiusi dalla diffidenza, occhi meditabondi, occhi ammiccanti, occhi malinconici, occhi entusiasti. Pezzi di plastica, di materiale non umano con epressioni umane. Semplice combinazione di funzionalità ed estetica oppure voluta intenzione di rappresentare attraverso la tecnologia una emozione amata oppure temuta e da esorcizzare? Quanto può aver influito la particolarità di uno sguardo su quattro ruote piuttosto che un altro, anche se solo a livello inconsapevole? Me lo chiedo, ma non ho più tempo a disposizione per rispondermi: l'occhio si è acceso di verde e mi esorta al risveglio e soprattutto a darmi una mossa.
VIA!

28/11/06

28 Novembre





Sciarpa, guanti e cappello: ingabbiata in un surplus di almeno un kilo di stoffa, scivolo tra una miriade di altri valori aggiunti ad un abbigliamento già mediamente pesante.
Il grigiore di questa giornata sembra trovare unico rifugio di colore nelle danze stroboscopiche dello sciarpame che mi avanza accanto. Uomini, donne, bimbi con le loro sciarpe sfilano per me come ignari modelli cromatici.

Li osservo e non per morbosità, ma per un impulsivo bisogno di colore che annulli l'uniforme grigiastra che si è indossata oggi la giornata.
Rallento il passo! Voglio di proposito essere superata per poter scorgere tutti i possibili arcobaleni collari che mi camminano dietro.

Stupendi azzardi cromatici mi sorpassano sulla destra e sulla sinistra.
Sfumature che balbettano tra il giallo, l'arancione e il rosso mi accendono la vista.
Cerchi multicolor si accoppiano in un amplesso interrazziale a triangoli, rombi, rettangoli e trapezi.
Un azzurro saltella tra l'elettricità di un blu cobalto e un celeste occhi di putto alato.
Pois bianco perfetto abbracciati a pois bianco sporco si aggrappano come note su un pentagramma di righe verde speranza.
Un rosa roulotte barbie mi occhieggia tra leggere e pesanti macchie violacee (vino?).
Un tripudio! ed io rinasco come la Fenice tra le ceneri di questo grigio
28 Novembre da Cenerentola.






26/11/06

INCIPIT



Chi sono?


Sono forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
"follia".
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore la tavolozza dell'anima mia:
"malinconia".
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
Nella tastiera dell'anima mia:
"nostalgia".
Son dunque...che cosa?

Io metto una lente
Davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?

Il saltimbanco dell'anima mia.

Aldo Palazzeschi
Scoprii questa poesia a 14 anni e ne rimasi folgorata! Ricordo ancora esattamente la sensazione che provai quando la lessi: un misto tra eccitazione e sgomento. Ancora non sapevo bene chi fossi e tantomeno chi sarei stata nel futuro, ma ero certa che quella poesia stava parlando anche di me. Una sensazione che mi veniva dalla testa quanto dallo stomaco, che mi spaventava quanto mi elettrizzava: era l'acerba sensazione che avrei pagato ampiamente e duramente il fatto di essere me stessa in tutta la mia emotività, ma anche l'acerba sensazione che mi sarei conquistata, malgrado tutto, la libertà di poter ESSERE emotivita' ed emozione